🌱 #1 Quelle terre di mezzo dove ogni cosa è possibile

🌱 #1 Quelle terre di mezzo dove ogni cosa è possibile

Eccoci qui! Siamo contentissimə che tu abbia deciso di iscriverti a Paludi, la newsletter sulla natura più bistrattata e preziosa d’Italia.

Io mi chiamo Giulia Bonelli, faccio la giornalista e sono tra le fondatrici di FACTA, media indipendente con sede a Bologna che si occupa di ambiente e comunità nell’attuale scenario di crisi climatica, applicando il metodo scientifico al giornalismo

Non sarò l’unica firma di questa newsletter: proprio come le zone umide che ci ispirano, Paludi sarà una moltitudine biodiversa di voci e saperi. Ci scriveremo noi di FACTA, ma ci piacerebbe moltissimo che un giorno ci scrivessi anche tu che ora stai leggendo. 

Paludi infatti è soprattutto un esperimento di contaminazione e collaborazione. Tra scienza e giornalismo, ambiente e società, storia e arte.

Moltə di voi ci hanno già aiutato nella fase di costruzione di questa nuova avventura. C’è chi ha accettato di fare una lunga intervista, preziosa perché ci ha fatto capire un po’ meglio che cosa può essere utile a chi legge. E chi ci sta mandando utilissimi contributi attraverso un questionario che resterà aperto per continuare a raccogliere spunti e idee.

Vi abbiamo chiesto: “Se dico palude, a che cosa pensi?” ed ecco una prima risposta che ci è piaciuta molto:  

Mi paiono terre di mezzo in cui ogni cosa è possibile. Ciò non toglie che ogni tanto mi possa sentire impantanata nella palude…
Micol 

E a chi non capita, di sentirsi così?

Soprattutto se ci si occupa di ambiente per lavoro o per interesse personale. Eppure è proprio vero, le paludi (e le zone umide in generale) sono quelle terre di mezzo dove tutto sembra possibile, metafora perfetta della complessità ambientale e umana.

Immergiamoci quindi insieme in queste paludi. Lo facciamo raccontando storie, mettendo insieme dati e studi scientifici e intrecciando tra loro spunti culturali ispirati a paludi e dintorni.

Speriamo di poter arricchire questo viaggio anche insieme a te. Se ti va di mandarci un commento, suggerirci qualche link, segnalarci la tua palude del cuore o anche solo entrare in contatto con noi, scrivici: leggiamo tutto e rispondiamo sempre.

Vuoi suggerirci una palude da raccontare? Ti va di parlarci della tua esperienza, professionale o personale, legata ai luoghi naturali meno conosciuti d’Italia?

Scrivici a paludi@facta.eu

Storie: l’uomo che mappava le paludi

Mauro Fois è un botanico all’Università di Cagliari. Lo incontriamo per la prima volta due anni fa, mentre stiamo lavorando a un’inchiesta sul degrado delle zone umide in Europa, in collaborazione con giornalistə da Irlanda, Germania e Francia. Uno dei casi studio di FACTA è proprio la Sardegna.

Scopriamo Mauro attraverso un paper che, per noi, è una sorta di rivoluzione. Lo studio fa una mappa precisa e dettagliata di tutte le zone umide della Sardegna. Una miniera d’oro. 

La laguna di Nora, una delle zone umide della Sardegna oggetto di studio di Mauro Fois

Per noi fino a quel momento la sola e unica “bibbia” delle paludi era la lista Ramsar, che prende il nome dalla città iraniana dove è stata redatta.

Firmata nel 1971, ad oggi la Convenzione Ramsar è l’unico riconoscimento internazionale ufficiale, anche se non vincolante, dell’importanza delle zone umide. L’Italia ha aderito alla Convenzione nel 1976, quindi 50 anni esatti il 2 febbraio scorso, data ormai consacrata alla Giornata mondiale delle zone umide.

Nel nostro paese oggi ci sono 63 siti Ramsar. Tra questi, 9 sono in Sardegna. Ci sembravano già tanti. Ma poi, studiando il lavoro di Fois, abbiamo capito che al di là dei siti Ramsar, in Sardegna, di zone umide ce ne sono (almeno) 2567! Alcune mai censite prima, pochissime (solo il 9.1%) oggetto di almeno uno studio scientifico.

«Siamo partiti da un inventario preliminare costituito da immagini satellitari, e poi siamo andati a verificare l’effettiva presenza di zone umide, incluse quelle stagionali. Le abbiamo mappate praticamente tutte, pozza dopo pozza», ci racconta Mauro quando lo incontriamo a Cagliari, nel suo studio all’orto botanico, mostrandoci i suoi dati - gli stessi che più tardi ci avrebbe condiviso, permettendoci di costruire una mappa di tutte le wetlands della Sardegna. 

Ed ecco che “l’uomo che mappava le paludi” ci regala un insegnamento che continuiamo a portare con noi: è impossibile proteggere un ambiente che non si conosce.

Questo è il problema principale delle paludi, non soltanto in Sardegna: anche la più piccola “pozza” può nascondere un immenso patrimonio di biodiversità, ma finché questi ambienti restano per lo più sconosciuti, e i ricercatori che li studiano inascoltati, sarà molto difficile attuare misure di protezione ambientale efficaci. Esattamente quello che invece servirebbe per riportare alla luce il patrimonio nascosto delle zone umide in Italia. 

Mauro Fois (in basso al centro) con studentesse e studenti durante un'escursione didattica

Mauro Fois non è solo un ricercatore appassionato. È anche un docente generoso. Abbiamo partecipato a una sua lezione sul campo, anzi sulla laguna, nello specifico quella di Nora, una zona di enorme valore anche archeologico oltre che naturale nel Sud della Sardegna.

Ed è perfino un divulgatore curioso, pronto a mettersi in gioco anche nella scrittura di un libro per ragazze e ragazzi. Da poco infatti ha pubblicato Living in salt marshes: Sal the salicornia and her friends - A children's book, disponibile gratuitamente online in tre lingue. Il libro (scritto da Mauro Fois, Gianluca Cireddu, Alba Cuena Lombraña, Daniela Fadda e Giuseppe Ollano e illustrato da Sissi Lozada Gobilard) racconta le avventure di una piccola salicornia, pianta molto comune nelle paludi, nelle lagune e negli stagni costieri di tutto il Mediterraneo. Tutti ambienti che sono veri e propri serbatoi naturali di carbonio, e dunque preziosi per mitigare gli effetti dei cambiamenti climatici. 

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Paludi e… un Klimt che non ti aspetti

Chi ci conosce bene ormai ci prende in giro: le paludi per noi sono diventate un po’ un’ossessione, e ci capita di vederle ovunque. Eppure, lo sono! Noi stessə ci siamo stupitə di trovare tracce di paludi nell’arte, nella musica, nella letteratura, nel cinema. Così abbiamo deciso di dedicare questo spazio della nostra newsletter ai racconti dei luoghi culturali più impensati dove si annidano paludi e simili. 

Partiamo da quella che per noi è stata una splendida coincidenza. Io ed Elisabetta Tola, co-fondatrice e presidente di FACTA, eravamo a Vienna per partecipare al New Media Incubator dell’International Press Institute, che ci ha selezionate proprio per costruire insieme Paludi.

Alla fine di una settimana di training, progettazione e riflessioni, ci prendiamo mezza giornata per andare a visitare il maestoso Leopold Museum, che ospita una delle più vaste collezioni d'arte moderna austriaca. E mentre passiamo di sala in sala, tra i bellissimi dipinti più famosi, ne troviamo uno davvero inaspettato: una tela di Klimt di fine ‘800, prima che l’artista si esprimesse nei ben più celebri colori vivi e nelle forme geometriche delle sue opere novecentesche. 

Eccola qui, dunque, l’opera che tanto ci ha commosse: Gustav Klimt, olio su tela, A morning by the pond (1899). Una zona umida che non ti aspetti, a cavallo tra due secoli.  

Io (a destra) ed Elisabetta (a sinistra) entusiaste davanti allo stagno di Klimt

Grazie per aver letto fin qui. Se vuoi mandarci un commento, hai notato un’imprecisione, vuoi suggerirci la tua palude del cuore, o anche solo vuoi entrare in contatto, scrivici: ne saremo contentə!

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Come avrai notato, in questa newsletter usiamo lo schwa (ə). Se vuoi saperne di più, un articolo che risuona molto con noi e con il motivo per cui abbiamo fatto questa scelta è Schwa: storia, motivi e obiettivi di una proposta, di Vera Gheno (Treccani).

Alla prossima palude!

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