🌱 #2 Un database collaborativo sulle zone umide

🌱 #2 Un database collaborativo sulle zone umide

Ciao! BentornatÉ™ su Paludi, la newsletter di FACTA sulla natura piĂą bistrattata e preziosa d’Italia. 

Siamo soltanto al secondo numero e già sentiamo una piccola ma potentissima comunità che cresce intorno alla passione comune per l’ambiente e gli ecosistemi meno conosciuti, come le zone umide. Grazie a chi ha aderito e ci sta aiutando a passare parola!

Io sono Giulia Bonelli, e insieme allÉ™ colleghÉ™ di FACTA abbiamo pensato questo spazio come un luogo aperto e stratificato, un ecosistema complesso fatto da tante voci, proprio come le nostre amate paludi. Saremo in tantÉ™ a scrivere qui. Noi di FACTA, ma speriamo anche tu che ci leggi.

MoltÉ™ di voi ci hanno giĂ  contattato condividendo progetti e idee o hanno risposto al questionario che abbiamo lanciato per costruire Paludi, e che resterĂ  aperto per continuare a raccogliere spunti.

Nel questionario, ad esempio, abbiamo chiesto: “Se dico palude, a che cosa pensi?” e nel primo numero di Paludi abbiamo riflettuto su una risposta che ci aveva colpito. Eccone un’altra. 

Un intreccio di relazioni socio-ecologiche fondamentali dal punto di vista ambientale, che ha avuto un ruolo cruciale nella storia e nelle economie del Mediterraneo che nel '900 ha subito un progressivo processo di marginalizzazione e degrado. 
Paolo Gruppuso, UniversitĂ  di Monaco 

La troviamo una definizione meravigliosa, che coglie perfettamente la complessitĂ  di un ecosistema considerato malsano e da bonificare, ma che invece ricopre un ruolo chiave per mitigare gli effetti della crisi climatica dal punto di vista ecologico, economico e sociale. 

E per te, che cosa sono le paludi? 

Vuoi suggerirci una palude da raccontare? Ti va di parlarci della tua esperienza legata ai luoghi naturali meno conosciuti d’Italia? Rispondi direttamente a questa mail, non vediamo l’ora di entrare in contatto!

Database: le zone umide d’Italia

Il metodo FACTA che applichiamo nel nostro lavoro giornalistico prevede che qualunque inchiesta inizi sempre da un’analisi della letteratura scientifica. Questo ci aiuta a mantenere una visione d’insieme e trovare connessioni tra questioni complesse - come ad esempio la perdita di biodiversità, tema cruciale anche per il degrado delle zone umide.

Io sono Elisabetta Tola, giornalista scientifica e co-fondatrice e direttrice di FACTA. Sono anche una grande appassionata di dati e visualizzazioni. In questo angolo di Paludi, dunque, condividiamo le nostre ricerche selezionando da quell’immensa risorsa che sono le riviste scientifiche, i report e i database delle università, gli istituti di ricerca e le organizzazioni internazionali. Abbiamo scelto di costruire un database sulle zone umide che metteremo a disposizione, un pezzo alla volta. Inizia a esplorarlo e, se lo trovi utile, crea una copia per utilizzarlo.

Iniziamo con una selezione degli studi che hanno guidato il nostro lavoro giornalistico in questi anni. Ma, settimana dopo settimana, questo diventerĂ  un archivio sempre piĂą collettivo che conterrĂ  dati e tabelle, indicazioni bibliografiche, anche visualizzazioni quando utile. 

Tra gli articoli del database, oggi in particolare abbiamo scelto due lavori scientifici che si focalizzano sulle zone umide italiane, quelle che per prime hanno ispirato Paludi.

Ci piacerebbe però che questo database diventasse un lavoro collaborativo in cui inseriamo anche i tuoi suggerimenti sulle pubblicazioni che meglio misurano e raccontano le zone umide in Italia e nel mondo. Ti va di darci una mano?

Paludi e… una fuga da film

Ciao! Sono Andrea Pracucci e per FACTA mi occupo di scrittura e comunicazione social. Ho a cuore le lotte delle comunità discriminate, tra cui quelle delle persone con disabilità. Il lavoro che facciamo a FACTA risuona molto con ciò in cui credo. Ho studiato semiotica e mi interesso di narrazioni mediatiche.

Questo spazio della newsletter è dedicato ai racconti dei luoghi culturali più impensati dove si annidano paludi: oggi parliamo di un bellissimo esempio nel cinema. Tre uomini dividono una cella del carcere di New Orleans. Quando si presenta l'occasione di scappare, non la perdono. Per allontanarsi dalla prigione devono attraversare aree naturali insidiose: tra queste, c’è una vasta palude.

Gli evasi di Down by Law (1986), un film di Jim Jarmusch di quarant’anni fa con Tom Waits (Zack), John Lurie (Jack) e un fantastico Roberto Benigni (Bob), non hanno grandi piani di riscatto. Sono un po' alla deriva: proprio come la barchetta con cui attraversano il fiume fuori dalla Orleans Parish Prison, prima di incontrare un'estesa zona umida. Lo Stato americano della Louisiana è famoso per le sue paludi.

Tra spostamenti nel pantano e racconti sulla fauna che popola la palude, l'avventura dei tre procede con lentezza. La palude, nel film, è smarrimento e quiete, un luogo ostile e salvifico allo stesso tempo.  Forse è proprio attraverso il percorso accidentato della palude che si può trovare una strada per sĂ©, come scrive Robert Frost nella poesia La strada non presa, recitata magistralmente da Benigni durante il film in un momento di riposo dalla fuga: «Divergevano due strade nel bosco e io ho preso la meno battuta. E da qui, tutta la differenza è venuta».

«Questa palude non durerĂ  per sempre» dice Zack in una scena successiva del film. Recuperatelo per scoprire se sarĂ  così. 

Down by Law (1986) di Jim Jarmusch 

Grazie per aver letto fin qui. Se vuoi mandarci un commento, hai notato un’imprecisione, vuoi suggerirci la tua palude del cuore, o anche solo vuoi entrare in contatto, scrivici rispondendo a questa mail: ne saremo contentə!

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Se quello che hai letto ti è piaciuto, inoltra questa mail a chiunque pensi possa essere interessatə.

Alla prossima palude!

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