🌱 #4 L’agricoltura intensiva che minaccia le zone umide

🌱 #4 L’agricoltura intensiva che minaccia le zone umide

Ciao! Bentornatə su Paludi, la newsletter di FACTA sulla natura più bistrattata e preziosa d’Italia.

Oggi vogliamo riflettere insieme su una storia che a noi risuona molto con il concetto di palude: riguarda uno dei cosiddetti deserti informativi, quei luoghi dove l’informazione fatica ad arrivare. Siamo nel cuore dell’Umbria, e qui piccole e piccolissime aziende agricole provano ad adottare modelli di agricoltura sostenibile, che si discostano da quelli industriali e intensivi.

Negli ultimi mesi abbiamo incontrato alcuni di questi agricoltori raccogliendo testimonianze sulle difficoltĂ  nel ricevere supporto economico. Soprattutto per quanto riguarda i fondi europei della Politica Agricola Comune (Pac): un meccanismo che spesso somiglia piĂą a una trappola che a un sostegno.

La prima puntata della nostra inchiesta sui fondi Pac si intitola Non è un’agricoltura per piccoli ed è un esperimento di giornalismo partecipativo all’interno del progetto Senza Segnale, creato da IrpiMedia insieme ad Amphora Media con la collaborazione di Infonodes, FADA Collective, Indip, FACTA, Cgp.

E, come sempre nel nostro lavoro, prima di arrivare alle interviste sul campo abbiamo fatto una lunga operazione di analisi della letteratura scientifica e dei dati (in questo caso pochi e difficili da trovare) sulla distribuzione dei fondi Pac. Ovviamente, non sono mancati collegamenti tra l’agricoltura e il nostro tema del cuore, le zone umide. E così oggi aggiungiamo un tassello al nostro database collaborativo - l’archivio scientifico che abbiamo lanciato nella seconda puntata di questa newsletter e che vorremmo far crescere insieme a te.

Buona lettura!

Giulia & Elisabetta

Giulia e Alessandro, uno dei piccoli agricoltori in Umbria incontrati per Senza Segnale. Foto: Barbara Ranghelli

Vuoi suggerirci una palude da raccontare? Ti va di parlarci della tua esperienza legata ai luoghi naturali meno conosciuti d’Italia? Rispondi direttamente a questa mail, non vediamo l’ora di entrare in contatto!

Database: zone umide e agricoltura

Come FACTA lavoriamo molto sull’agricoltura e il suo rapporto con l’ambiente. Durante il progetto Senza Segnale abbiamo cercato di capire perché nel contesto europeo, nonostante il riconoscimento dell’importanza della biodiversità in campo anche da parte della Commissione Europea, la Pac non sia davvero accessibile alle piccole aziende agroecologiche che sperimentano e innovano intrecciando produzione, protezione dell’ambiente e valorizzazione della biodiversità. Anzi, la Politica Agricola Comune rende il loro lavoro più complicato e la scelta di coltivare la terra in modo sostenibile molto più difficile.

Eleonora e Ivan, che gestiscono la piccola azienda agricola Janas in Umbria. Foto: Barbara Ranghelli

Siamo partite da qui per esplorare un po’ il complesso legame tra zone umide e agricoltura, specie quella intensiva. E dunque il “pezzo” di database che vogliamo condividere oggi riguarda proprio questo legame. Oltre alla selezione completa, qui sotto trovi anche due studi che ci sono apparsi particolarmente interessanti.

Ci piacerebbe che questo database diventasse un lavoro collaborativo in cui inseriamo anche i tuoi suggerimenti sulle pubblicazioni che meglio misurano e raccontano le zone umide in Italia e nel mondo. Ti va di darci una mano?

Ode alla palude

Nell’immaginario collettivo le zone umide sono ambienti in cui le attività umane possono difficilmente essere integrate. Sono spesso associate all’insalubrità, rendendo impossibile la coesistenza con ciò che dà nutrimento e vita, come la coltivazione.

C’è stata un’epoca in cui questa prospettiva non era dominante. Come racconta Mattia Iorillo nell’articolo “Ode alla palude”, pubblicato su Il Tascabile nel novembre 2024, per un lungo periodo del Medioevo gli agricoltori operavano in ecosistemi complessi, in cui la palude era parte integrante del latifondo, della terra da cui trarre frutto.

«Acqua e terra, campi e paludi spesso non avevano limiti netti: i pastori li attraversano, componendo un’economia transumante» scrive Iorillo, sottolineando come «solo nella modernità gli europei cominciarono a considerare seriamente l’espulsione totale dell’elemento acquatico a fini agricoli» e iniziarono a considerare la palude come un «ostacolo al progresso».

Mattia Iorillo è ricercatore di storia all’Università Sapienza di Roma. Se vuoi continuare a leggere di paludi e agricoltura anche dopo aver finito la newsletter, questa ode alla palude è l’articolo giusto!

Andrea

Ivan, e il suo approccio di "agricoltura lenta" rispettoso della terra. Foto: Barbara Ranghelli

Grazie per aver letto fin qui. Se vuoi mandarci un commento, hai notato un’imprecisione, vuoi suggerirci la tua palude del cuore, o anche solo vuoi entrare in contatto, scrivici rispondendo a questa mail: ne saremo contentə!

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Se quello che hai letto ti è piaciuto, inoltra questa mail a chiunque pensi possa essere interessatə.

Alla prossima palude!

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